La Scuola
SIC e Consorzio SiR
SiR – Solidarietà in Rete è un Consorzio di cooperative sociali nato per promuovere la cooperazione sociale e negli anni è diventato un punto di riferimento nel sistema di welfare locale. SiR è un sistema di imprese sociali di comunità la cui azione è centrata sui bisogni e i diritti delle fasce più deboli della popolazione. Il Consorzio offre agli enti del Terzo Settore e al mondo cooperativo, alla Pubblica Amministrazione e al sistema delle imprese una serie di servizi orientati alla costruzione condivisa, partecipata e solidale di una comunità centrata sui bisogni, i diritti e le responsabilità di ognuno.
SIC Scuola Impresa di Comunità è l’area di servizi dedicati allo sviluppo delle singole professionalità e delle organizzazioni. Nasce dalla lunga esperienza della Scuola di Impresa Sociale alla quale oggi si uniscono l’attenzione verso percorsi formativi e consulenziali in grado di sostenere le nuove sfide imprenditoriali e sociali del Terzo Settore e la cura per i temi legati al rapporto con le imprese.
Consorzio SiR è Ente Autonomo di Gestione del Marchio ANFFAS (Associazione nazionale di famiglie e persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo) e aderisce al Gruppo Cooperativo CGM (Consorzio Nazionale della cooperazione sociale Gino Mattarelli), a Confcooperative-Federsolidarietà, la principale organizzazione di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo, e al Consorzio CAES, agenzia assicurativa plurimandataria rivolta al Terzo Settore.
SiR è parte della rete regionale di Agenzie per il Lavoro accreditate da Regione Lombardia ed autorizzate dal Ministero del Lavoro ed è socio di Cooperjob, agenzia per il lavoro. Con Anffas Milano è socio fondatore di Fondazione Lugar.
Valori e cultura per un’idea di impresa di comunità
Il Terzo Settore, il mondo cooperativo e la cooperazione sociale in particolare, sono caratterizzati da una peculiare modalità del fare e dell’essere impresa. Il modello cooperativo, ma anche l’attività delle fondazioni familiari e d’impresa, l’associazionismo più evoluto e operativo, rappresentano un modello di business che muove da logiche diverse e, in qualche modo alternative, a quelle del mercato, pur essendone a pieno titolo attori e contribuendo a determinarne lo sviluppo.
La mission imprenditoriale degli ETS si declina a partire dalla mission sociale, essendo con quella strettamente integrata. La tappa evolutiva della maturità organizzativa dovrebbe rappresentare la saldatura di queste due anime e la costruzione di sistemi organizzativi e di business reciprocamente sostenibili.
Formazione e Responsabilità
L’orientamento sociale del mondo non profit, della cooperazione e di quella parte di mondo for profit orientato alla responsabilità sociale d’impresa, possono generare numerosi effetti benefici. Grazie al radicamento nei territori e nelle comunità di appartenenza (radicamento facilitato dall’essere organizzazioni multi-stakeholder e multi-shareholder), gli ETS, le B-Corp e le imprese responsabili contribuiscono a far crescere il capitale sociale e a rafforzare le relazioni fiduciarie. L’influenza positiva che queste diverse imprese hanno sulla coesione sociale scaturisce dalla loro capacità di progettare e costruire transazioni reciprocamente vantaggiose; la loro attività sociale e imprenditoriale è fondata sul principio di reciprocità.
Gli operatori del mondo for profit che hanno già scelto di adottare pratiche di responsabilità sociale e strategie di gestione innovative, enfatizzando il meccanismo della cooperazione, sono consapevoli dei limiti di un’organizzazione economica che navighi il mercato contando solo su comportamenti concorrenziali ed egoistici.
Oggi la sfida è esattamente quella di un’impresa di comunità, di un’impresa capace di riappropriarsi internamente della sua dimensione sociale, capace di tradurla in meccanismi organizzativi e in modelli di business.
Il management delle conoscenze
Il mondo dell’impresa, profit e non profit, da tempo riflette sul tema della “conoscenza” organizzativa. Le organizzazioni che apprendono sono quelle nelle quali le persone aumentano continuamente la loro capacità di raggiungere i veri risultati cui mirano, nelle quali si stimolano nuovi modi di pensare orientati alla crescita, nelle quali si lascia libero sfogo alle aspirazioni collettive, e nelle quali, infine, le persone continuano ad imparare come si apprende insieme.
L’impresa che apprende è un’organizzazione che utilizza in maniera intenzionale processi di apprendimento per acquisire conoscenza su sé stessa e sulle proprie potenzialità; si attivano dinamiche di interazione intra-organizzative ed extra-organizzative funzionali allo sviluppo: l’apprendimento diventa la leva del cambiamento, del processo evolutivo. È quindi un’organizzazione che considera la conoscenza, maturata individualmente dai singoli soggetti all’interno di essa, come capitale comune.
Apprendimento
Oggi il mercato richiede profili, processi, obiettivi, identità e competenze diverse e mutevoli. Vi è dunque, accanto all’esigenza di apprendere “a fare”, quella di apprendere “ad essere”, in un processo nel quale le competenze non si misurano solo per accumulazione, ma per la capacità di essere pervasive, condivise e abilitanti. Il management della conoscenza è il governo, oltre che di un patrimonio di conoscenze, di un processo cognitivo dell’organizzazione che, attraverso l’individuazione e la correzione di errori e anomalie, modifica la propria memoria e la propria mappa concettuale.
Una nuova forma di formazione
Oggi uno degli snodi critici è che la sfida dell’innovazione venga giocata solamente sul piano delle competenze altre, di strumenti nuovi. E questo vale anche sia per le imprese non profit che per quelle for profit. Se da un lato è assolutamente necessario che le imprese si misurino con tematiche come la digitalizzazione dei servizi, il marketing sociale, la valutazione d’impatto delle loro attività, è però necessario avviare una profonda riflessione (e percorsi formativi adeguati) che rimetta in discussione, magari per poi riappropriarsene in forma nuova, il modello di impresa, la sua organizzazione, il suo modo di stare sul “mercato”, provando a riscoprire il senso profondo che ha il “fare insieme impresa”.
Occorre un cambiamento del modello di business che non potrà più essere quello che ha per protagonista un ente orientato alla mera erogazione o produzione di beni e servizi, quanto piuttosto quello di un’organizzazione moderna capace di scrutare all’esterno ricercando, entro logiche di rete, l’interazione fra le risorse e le competenze messe a disposizione dalla comunità di riferimento. In altre parole, una logica prosumer dove produttori e consumatori diventano interscambiabili nel loro ruolo.
Metodologie e strumenti al servizio dei processi di apprendimento
I percorsi formativi e consulenziali proposti vengono progettati e gestiti ponendo attenzione ai due piani di lavoro che devono integrarsi e lavorare in maniera sinergica: quello dei contenuti, delle competenze, dell’acquisizione di nuovi strumenti e quello del processo di apprendimento, dell’intreccio tra esperienza professionale ed esperienza formativa.
Da un lato una valutazione attenta e specifica dei bisogni formativi dell’organizzazione permette di costruire il percorso più funzionale e coerente con le esigenze di acquisizione di nuovi strumenti e competenze.
Dall’altro la scelta di docenti e professionisti che uniscono ad una solida esperienza specifica una profonda conoscenza dei temi e delle caratteristiche del mondo non profit, dei servizi e delle pratiche di responsabilità sociale, assicura un legame forte e generativo tra l’esperienza professionale dei singoli e del gruppo d’aula e i contenuti della formazione.
Presidio del processo formativo
Il presidio del processo formativo è assicurato attraverso il governo consapevole di una serie di dimensioni:
- il setting formativo – la formazione non è mai un semplice trasferimento di contenuti e informazioni; il contesto, i vincoli, i bisogni, la struttura del percorso e le metodologie formative creano un setting che, lavorando sul “qui ed ora” del processo formativo, costruisce e definisce il rapporto tra aula e formatore e gli obiettivi per i singoli e le organizzazioni di appartenenza.
- il patto formativo – l’ingaggio delle persone, il lavoro sulle loro aspettative e la definizione degli obiettivi e dei risultati che ognuno di loro porterà con sé al termine del percorso sono le condizioni che costruiscono l’orizzonte di senso della formazione.
- la dimensione relazionale dell’esperienza formativa – ogni percorso formativo e di consulenza poggia su di una relazione educativa, nella quale, grazie all’apprendimento e alla struttura che definisce chi e cosa si insegna e chi e cosa si impara, tutti imparano ad imparare.
- gli strumenti e le tecniche della formazione – a seconda dell’oggetto del percorso formativo o di consulenza e del tema specifico posso essere utilizzati una serie di strumenti e metodologie, che vanno dal roleplaying, alla simulazione di situazioni problematiche ricorrenti, al circle time, al cooperative learning, alla costruzione di laboratori esperienziali.






